L'ITALIA DELLA STECCA D'ORO
Il Presidente Fibis, Andrea Mancino: "siamo i brasiliani del biliardo"
E’ il tipico gioco da bar, da sempre attorniato da un alone di sinistra spettacolarità ma anche di fascino e seduzione. Recentemente assunto al rango di sport con l’organizzazione di tornei internazionali e Campionati del Mondo per disciplina, il biliardo nasce in Francia circa sei secoli fa, quando comincia a diffondersi un tipo di tavolo adatto per un gioco simile a quello chiamato ‘carambola’. Immediata la diffusione continentale e in particolar modo in Italia, dove presto si sviluppa la specialità di gioco detta ‘l’italiana 5 birilli’, praticata soprattutto nelle corti aristocratiche, prima fra tutte quella dei Borboni; ma è nel Novecento che, grazie alla diffusione in America, il biliardo sviluppa tutte le sue virtuosità e tutte le sue varianti (le principali sono circa una dozzina), tutte riferite a tavoli con buche. Il gioco si svolge infatti in un campo rettangolare circondato da sponde e la cui superficie è ricoperta dal caratteristico panno morbido di colore verde, dove vengono fatte muovere (tramite l’uso di un’asta denominata stecca) delle bocce sferiche dette biglie. Nonostante appartenga all’immaginario collettivo comune, il biliardo è ancora un’attività poco conosciuta nelle sue caratteristiche sia tecniche che organizzative. Diversi i circoli distribuiti in tutta Italia e tanti gli appassionati, come spiega il presidente della Federazione nazionale Andrea Mancino: “mille i circoli che si contano lungo la penisola, che annoverano oltre 20.000 tesserati, che durante l’anno svolgono attività provinciale, regionale e nazionale. Sono quattro le specialità principali del biliardo tra cui si dividono gli appassionati: il ‘pool’, attività tipicamente americana che si gioca con le palle numerate colorate; la ‘carambola’, di diffusione prettamente Europea, praticata su un tavolo senza buche e con tre biglie; le ‘boccette’, che si gioca senza l’uso della stecca; i ‘5 birilli’, specialità tipicamente italiana. Il nostro Paese – dice con fierezza Mancino – è tra i protagonisti assoluti di tutte queste specialità ed è valutato come il punto di riferimento in Europa. Nei ‘5 birilli’ siamo i più forti al mondo e nel ‘pool’ siamo considerati come i brasiliani nel calcio!”. Ma arriva dalla ‘carambola’ l’ultimo successo internazionale: lo scorso 19 ottobre a Wendel in Germania, Marco Zanetti si è infatti laureato per la seconda volta Campione del Mondo nella specialità 3 sponde, bissando il titolo già ottenuto nel 2002, quando era stato anche nominato “giocatore dell’anno”.
Una specialità che solitamente non viene annoverata nella categoria ‘sport’ e che invece ne fa parte a tutti gli effetti. “Innanzitutto, - continua Andrea Mancino - anche se il biliardo non fa parte del programma olimpico, è riconosciuto dal CIO, il Comitato internazionale, di conseguenza è a tutti gli effetti uno sport olimpico. Inoltre, al contrario di quanto si possa pensare, richiede anch’esso una preparazione fisica. Una gara può infatti durare ore, se non addirittura una giornata intera, quindi all’abilità mentale e alla concentrazione è strettamente collegata la tensione nervosa. Per sopportare questo carico è necessario essere preparati fisicamente; è meno facile di quello che sembra”. Nonostante si tratti di un’attività che richiede quindi un allenamento globale, il biliardo è ben lontano dalla pratica del doping: “per noi sarebbe controproducente. – spiega il presidente Fibis – L’uso di sostanze stupefacenti porterebbe ad un calo di rendimento, che per i nostri atleti deve rimanere costante per diverse ore. Durante le competizioni ci sono sempre dei controlli e non si è mai manifestato nessun caso”.
Presidente della Federazione italiana biliardo sportivo dal febbraio del 2005, Andrea Mancino è ora totalmente concentrato sul prossimo appuntamento che coinvolgerà tutti gli addetti ai lavori: “Dal 15 al 30 novembre presso il Casinò di Saint-Vincent in Valle d’Aosta si svolgerà il Gran Premio di Goriziana, una kermesse che conta al nastro di partenza circa milleottocento concorrenti tra Nazionali, prima, seconda e terza categoria. Un autentico spettacolo dei ‘9 birilli’, che vede ogni anno impegnate nei gironi eliminatori diverse stecche D.O.C. Ampia sarà anche la partecipazione femminile, che negli ultimi anni sta crescendo notevolmente. Il biliardo è considerato infatti lo sport maschile per antonomasia ma negli ultimi anni, con lo sviluppo del ‘pool’, specialità estremamente giovane, si stanno avvicinando anche le donne”.
Malgrado la crescente partecipazione e la capillarità sul territorio, il biliardo non gode però di particolari sovvenzioni da parte del Coni: “Ogni anno – continua Mancino – noi riceviamo un contributo di circa 100.000,00 Euro in quanto disciplina associata. Questa categoria di sport riceve dallo Stato 2 milioni e mezzo di euro di finanziamento, da dividere per 17 specialità. Se si pensa che la minore delle discipline sportive nazionali, qual è il tennis tavolo riceve 2 milioni, si può capire quanta differenza di trattamento ci possa essere tra le categorie. Il mio obiettivo, come quello di tutta la federazione, è proprio quello di avere più attenzione da parte del comitato nazionale per poter far crescere ancora di più questa spettacolare attività”.
Giulia Sampognaro