martedì, marzo 11, 2008

L'ultima primavera degli Amici del biliardo







Un pezzo di storia della città può andarsene anche in silenzio.“Volevo fare un po’ di casino, coinvolgere la stampa, magari rivolgermi a Monteventi di Rifondazione Comunista”, ma poi qualcosa ha stroncato sul nascere la rivolta di Alessandro Giorgi, il gestore del circolo "Amici del biliardo", noto anche come "Canè", che chiuderà per sempre il prossimo 30 giugno. “Siamo in affitto, il palazzo è tutto delle Assicurazioni Generali. L’anno scorso mi hanno comunicato che non intendevano rinnovarci il contratto (in scadenza a giugno 2008, ndr), perché vogliono ristrutturare la galleria interna dell’edificio” ha detto Giorgi. “Allora a dicembre 2007 ho iniziato una raccolta di firme per dire 'no' alla chiusura. E in venti giorni avevo raccolto più di 2000 adesioni. Ma poi le Generali mi hanno detto che potevo anche restare… sempre che fossi disposto ad accettare un aumento dell’affitto dell’80%!”. Da qui in poi la rabbia di Sandro ha lasciato posto alla rassegnazione: il contratto è scaduto, il padrone di casa ha diritto di aumentare l’affitto. Non c’è nulla contro cui si possa protestare. “Io gli do già 3000 euro al mese e con gli incassi spesso vado in pari. Ma se devo cominciare a rimetterci…”.Non fa una piega.E così fra qualche mese modi di dire come “Vado agli Amici”, o “Andiamo da Canè” saranno solo un ricordo. La primavera 2008 scriverà l’ultimo capitolo di una storia iniziata 52 anni fa, quando la famiglia Canè prese in gestione il locale sotterraneo a cui si accede dal civico 2 della Galleria del Leone (a pochi metri dalle Due Torri) e la trasformò nella più famosa sala da biliardo della città. Giorgi, che gestisce il locale da nove anni ma lo frequenta da quasi venti, racconta la storia della chiusura con il rammarico rassegnato di chi le ha già pensate tutte. A un certo punto confida: “Non è ufficiale, ma gira voce che, a lavori finiti, vogliano fare della Galleria del Leone una specie di seconda Galleria Cavour. Negozi costosi, locali esclusivi… non lo vogliono lì in mezzo, un locale come 'gli Amici'. Ed è un peccato - continua Sandro - questo è un locale storico, qui venivano Dalla, Mingardi, Vito, Abatantuono… è il posto dove tanta gente ha costruito i ricordi più belli della sua vita. Succede spesso che persone che se ne sono andate da Bologna vent’anni fa, se capitano in città per lavoro, corrano qui per farsi una partita al volo, per rivedere il posto in cui avevano trascorso tante di quelle mattine in cui avevano fatto fughino da scuola”.Agli "Amici" la gente ci è sempre andata senza che diventasse mai un locale di moda.
“Questo è un posto che non si è mai omologato - considera Sandro - e credo sia quello che la città ha sempre amato di noi. Ma Bologna sta cambiando. Io non so perché chiudano tanti locali, ma di sicuro in giro di soldi ce ne sono meno e forse, a livello generazionale, non c’è più tanta voglia di mettersi a lavorare dietro un bancone”.Giorgi sembra uno che non ha tanta voglia di parlare, ma che ha molte cose da dire. Dopo aver raccontato la sua versione della storia, si lascia scappare una considerazione, fra l’amaro e il profetico: “Quando chiuderemo, non ci sarà più un posto in cui ci si potrà fare una birra a 2 euro. O anche solo sedersi al caldo e farsi una partita a carte, senza consumare niente. Questo era un locale che, senza fare i fighetti o i finti alternativi, aveva capito cosa dare ai giovani. Perchè guarda che qui di giovani ne vengono tanti!”.È vero. In un paio d’ore trascorse nei sotterranei della Galleria del Leone saranno transitate più di 150 persone. E nessuna aveva più di trent’anni.“Quando non ci saremo più, i ragazzi che venivano da noi si uniranno a quelli che si comprano da bere in qualche negozietto, nascondono le bottiglie in tasca e si sdraiano in piazza S. Stefano. Perché 10 euro per un cocktail non ce li hanno mica tutti! E poi si parla di degrado…”.